da Il Manifesto,  24 Febbraio 2004 su "I Capi del Mondo"

 

Un quadro bizzarro e grottesco dei più famosi uomini del potere, passati e presenti. Si chiama “I Capi del Mondo”, film di Riccardo Pangallo, un’occasione per riflettere ma anche per ridere delle nevrosi dei grandi personaggi della politica internazionale. “

 

...senza perdersi in virtuosismi parodistici, [ Pangallo, n.d.r. ] ha colto un senso laterale nell’azione teleripresa ed ha doppiato con la propria voce le immagini con una parossistica attenzione al rapporto tra gesti ed espressioni, movimenti di camera e regia, ricostruendo intere psicologie nascoste, e più che probabili, di Bin Laden, Bush, Gorbaciov, Castro, Berlusconi. Lo ha fatto con matematica esattezza e implacabile rigore da cinefilo. Ne consegue uno spessore, in quei ritratti vocali, da cattedra di montaggio [......] i potenti in questione vengono riscoperti, ridendo come si ride quando ci si accorge di un gesto, da uno sguardo, di una cosa vera, di una sostanza inedita e concreta.”

 

 “Che Berlusconi  (nella stessa inquadratura)  circondi Perry Mason facendo sia l’ imputato che l’ avvocato dell’accusa  e poi il giudice, e sostenga che non si tratta di  tre persone identiche  ma casomai della stessa entità, ci sgomenta e ci fa tornare ad abitare in un luogo meraviglioso, dove le libertà di associazione sono infinite e felici, e da dove ogni tanto mettendo un piede nella realtà non possiamo non ragionarne con un elementare senso di umana lucidità a fronte di queste miserabili e ridicole, presunte autorevolezze.”

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